mercoledì 2 dicembre 2020

Askja recensione

 


Buongiorno Meraviglie 

Era da molto tempo che non leggevo un thriller e avevo davvero voglia di immergermi nei paesaggi dell'Islanda con questo libro.

Askja

 Ian Manook

Editore: Fazi

Collana: Darkside
In commercio dal: 5 novembre 2020
Pagine: Brossura


Trama 

Dopo la Mongolia della trilogia di Yeruldelgger – 100.000 copie vendute in Italia – Ian Manook ci accompagna nei meandri più oscuri dell’Islanda.
Nel deserto di cenere dell’Askja, nel cuore dell’Islanda, viene avvistato il corpo imbrattato di sangue di una donna. L’ispettore Kornelíus Jakobsson, della polizia criminale di Reykjavík, non fa in tempo ad arrivare sul posto che il corpo è già scomparso nel nulla. Negli stessi giorni, nei pressi della capitale, la giovane poliziotta Botty sta indagando su uno scenario simile: delle tracce di sangue e una bottiglia di vodka in frantumi sono stati rinvenuti sul fondo di un cratere ma, di nuovo, il corpo non si trova. Altro fatto curioso: in entrambi i casi, la memoria dei testimoni lascia alquanto a desiderare. Questi crimini ricordano all’ispettore Kornelíus il fiasco giudiziario che aveva sconvolto l’Islanda a metà degli anni Settanta: due crimini senza cadaveri, senza prove materiali, senza testimoni, solo dei presunti colpevoli che alla fine avevano confessato senza avere il minimo ricordo dei fatti. Nel frattempo, un cecchino semina il panico… Ian Manook ci porta questa volta in una Islanda più selvaggia, in mezzo agli ingranaggi di una macchinazione politica che rivela il lato oscuro di questa nazione solo apparentemente perfetta. Dopo Heimaey, il secondo capitolo della trilogia islandese: un viaggio sorprendente attraverso luci e ombre di un paese dai mille segreti.


 
Autore
Ian Manook, pseudonimo di Patrick Manoukian, è nato a Meudon, Francia, nel 1949. Giornalista ed editore, ha pubblicato il romanzo Yeruldelgger, Morte nella steppa (2016) primo capitolo di una trilogia con lo stesso protagonista al quale segue Yeruldelgger, Tempi selvaggi (2017) e Yeruldelgger, La morte nomade (2018), poi premiato con vari riconoscimenti, fra cui il Prix SNCF du polar. La serie è stata pubblicata in Italia da Fazi. Nel 2019 torna con Heimaey, sempre edito Fazi


Recensione 

L'Askja è un vulcano che ha eruttato due volte in epoca moderna: una nel 1875 e una nel 1961. La caldera principale del vulcano è occupata dal lago Öskjuvatn, raggiungibile tramite un sentiero che parte dal rifugio Drekagil situato alla base del vulcano. In una caldera minore, invece, si trova lago Viti, meta di escursioni relativamente semplici a partire da un sentiero raggiungibile con mezzi a motore a pochi minuti dal Drekagil.
In questi luoghi estremamente affascinanti e solitari si svolge un crimine. Un crimine strano e pieno di enigmi. 

L’ispettore Kornelíus Jakobsson, della polizia criminale di Reykjavík viene chiamato perché un Drone ha fotografato una donna senza vita, nuda e abbandonata nel deserto di cenere. Ma quando arriva sulla scena del crimine il corpo non c'è più. Rimane solo il giovane che guidava il Drone e un anziano senza memoria a causa dell'alzheimer. 

In poco tempo però perde entrambi i suoi testimoni. La sua collega Botty indaga su delle mutandine rosse trovate dentro il vulcano insieme a vetri rotti e tracce di sangue. Niente sembra legato, niente sembra portare a una soluzione.  Nel frattempo c'è anche un cecchino che spara alle auto o ai relitti aerei meta dei turisti per poi scomparire senza fare vittime ma lasciando dei messaggi nascosti con i bossoli dei proiettili.
Un susseguirsi di eventi che portano Kornelíus a pensare ad un caso simile del passato e che sembra coinvolgere anche suo padre.

《Per lei, il tuo odio sarà importante quando v'incontrerete. Immagina che, tornando, si renda conto che la sua assenza non ti ha lacerato il cuore. Che tu hai continuato a vivere come prima. Che lei è diventata, una volta partita, una semplice voce nel bilancio della tua vita.》

La cosa che più di tutto mi ha affascinato di questo libro è l'ambientazione.  Oltre a raccontare questi luoghi in maniera vivida e dettagliata, l'autore riesce a portarci in ambienti di straordinaria bellezza e farci sentire la solitudine dei pochi abitanti di queste zone. Zone popolate di turisti scellerati e senza alcun rispetto per la maestosità della natura, dove per un selfie si rischia la morte. Il cecchino causa tantissimi grattacapi proprio perché minaccia il turismo che è ormai la punta di diamante per l'economia. 


Anche la scrittura è scorrevole e abbastanza serrata da incuriosire il lettore a continuare pagina dopo pagina. 
Una storia per niente scontata e ricca di souspence e colpi di scena.
I personaggi che ho preferito sono l'ispettore Kornelíus, un specie di troll sempre arrabbiato e pronto allo scontro con un passato molto difficile e un cuore d'oro e sua figlia, che lo ha abbandonato per poi tornare a schiena dritta e con una sorpresa. 
Più di una volta i colpevoli diventano vittime per poi tornare colpevoli. Un susseguirsi di scoperte che ci portano sempre più vicini ad una verità che non ci si aspetta.
Questo è il genere di thriller che preferisco, quando non riesco a individuare il colpevole e che mi tiene incollata alle pagine perché è troppo forte la curiosità di arrivare alla fine.
Un libro assolutamente avvincente e consigliato a chi vuole lasciarsi coinvolgere da una rete inestricabile di false piste. Vorrei continuare a raccontarvi tutto il libro ma non voglio fare spoiler quindi mi devo fermare qui.

Io lo promuovo a pieni voti tra le letture più emozionanti del 2020. 
Provare per credere.

💙💙💙




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