La levatrice
di Bibbiana Cau
Editore:Nord
Collana:Narrativa Nord
In commercio dal:27 maggio 2025
Pagine:384 p., Brossura
Trama
Custode di un sapere antico, una donna lotta per far nascere il futuro. Non è una di loro, Mallena. Un giorno di sedici anni prima è arrivata a Norolani insieme con Jubanne, cui è bastato un attimo per innamorarsi e che l'ha sposata per proteggerla da un destino che gravava su di lei come una condanna. Eppure, per gli abitanti di quel paese dove il maestrale porta il respiro del mare, ormai è diventata un punto di riferimento. Perché Mallena è unallevadora che, mettendo in pratica il sapere antico tramandatole dalla madre, assiste tutte le partorienti, anche quelle delle famiglie più umili, senza mai pretendere nulla in cambio. Ma tutto precipita nel settembre 1917, quando Jubanne torna dal fronte ferito nel corpo e nell'anima. Per pagargli le cure necessarie, Mallena chiede a gran voce al consiglio comunale di essere remunerata per il suo lavoro e, ancora una volta, quel sussidio le viene negato. Come se non bastasse, in conformità a un decreto regio, viene assunta un'ostetrica diplomata, destinata a sostituirla. Arriva dal continente, Angelica Ferrari: nonostante la giovane età, per essere lì ha combattuto a lungo, sfidando le convenzioni sociali e la disapprovazione del padre, che voleva relegarla tra le mura domestiche, sposata con un buon partito. E adesso deve lottare contro la diffidenza delle donne del paese, che la vedono come un'estranea e rifiutano le sue cure. Dovrebbero essere rivali, Mallena e Angelica, invece sono le due facce della stessa medaglia, entrambe spinte dal desiderio di libertà e indipendenza, entrambe tradite dalle persone che avrebbero dovuto proteggerle e vittime della quotidiana ingiustizia che il mondo sa riservare soprattutto alle donne. Tuttavia, quando la situazione si farà insostenibile e i fantasmi del passato torneranno a bussare alla porta di Mallena, sarà proprio l'intera comunità di Norolani a pretendere che, per una volta, si faccia davvero giustizia. Una grande storia al femminile che, attraverso la lingua, i profumi, la poesia e la ruvidezza della vita quotidiana nella Sardegna d'inizio Novecento, narra di gente umile e schiva, ma unita da un profondo senso di comunità. E di una protagonista che, grazie a una saggezza ancestrale e alla solidarietà delle altre donne, matura in sé una nuova e luminosa consapevolezza.
Recensione
La levatrice racconta la vita in un piccolo paese della Sardegna in un periodo in cui le tradizioni influenzano profondamente la comunità. Al centro della storia c’è la figura della levatrice, Mallena, una donna che accompagna le nascite e che, proprio per il suo ruolo, entra nelle vicende più intime delle famiglie del paese.
Mallena mette in pratica ogni giorno quello che le ha insegnato sua madre. È fuggita dal suo paese d'origine per allontanarsi da un passato tormentato, insieme con Jubanne, cui è bastato un attimo per innamorarsi e che l'ha sposata portandola a Norolani con lui.
Attraverso questo personaggio, l’autrice mostra non solo il momento della nascita, ma anche le difficoltà, le paure e le speranze delle donne. La levatrice diventa una figura fondamentale, rispettata dalla comunità e benvoluta. Mallena ha una conoscenza antica, tramandata più con l’esperienza che con la scienza. È analfabeta ma determinata, convive con paure e disagi, Mallena ha dovuto crescere da sola i suoi figli quando Jubanne è stato chiamato ad arruolarsi.
Ora che è tornato con una gamba amputata, lo stress post traumatico e i suoi incubi hanno cambiato il suo carattere. Le visite e le cure mediche sono molto care e la famiglia di Mallena subisce forti tensioni che si percepiscono per tutto il romanzo.
Lo stile di scrittura è semplice e l’autrice riesce a descrivere con efficacia l’ambiente rurale, le relazioni tra le persone e il peso delle tradizioni. Il romanzo mette in luce soprattutto la condizione femminile, mostrando quanto fosse complessa la vita delle donne in quel contesto.
L’autrice costruisce un ambiente denso e quasi sospeso nel tempo: i paesaggi, le case, i gesti quotidiani e le relazioni tra gli abitanti restituiscono l’immagine di un mondo chiuso, dove ogni evento privato diventa anche collettivo. La levatrice non è solo una professione, ma una posizione delicata nella società: chi fa nascere i bambini entra inevitabilmente nelle storie più intime delle famiglie. Un aspetto molto forte del libro è la solidarietà femminile. Le donne, pur vivendo sotto regole rigide e aspettative sociali pesanti, trovano modi per sostenersi a vicenda. Le esperienze della gravidanza, del parto e della cura diventano spazi in cui si costruisce una rete di comprensione e complicità che appoggia Mallena dopo l'arrivo di Angelica, un'ostetrica diplomata, e durante tutto il romanzo.
Nel complesso, La levatrice è una storia che fa emergere la forza e la fragilità dei personaggi, offrendo anche uno sguardo realistico sulla vita in una comunità chiusa e legata alle proprie usanze.
Unisce racconto storico, osservazione sociale e introspezione. Non è una lettura frenetica, ma lenta e immersiva, capace di far entrare il lettore in un mondo lontano nel tempo ma ricco di umanità.








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