lunedì 23 marzo 2026

Recensione di E poi non rimase nessuno di Agatha Christie

 


E poi non rimase nessuno

di Agatha Christie

Traduttore:Lorenzo Flabbi, Beata Della Frattina

Editore:Mondadori

Collana:Oscar moderni

In commercio dal:4 febbraio 2025

Pagine:288 p., Rilegato

Trama 

Nove piccoli soldati si alzan tardi e van di sotto. Uno non si sveglia più, non ne restano che otto. Otto piccoli soldati van nel Devon per due orette. Uno dice «Resto qui!» e abbandona gli altri sette. Sette piccoli soldati spaccan legna e non saprei. Come uno si è affettato, però son rimasti in sei. Quei sei piccoli soldati fanno a gara a chi delinque. Uno un'ape se lo punge, son rimasti gli altri cinque. Cinque piccoli soldati che denunciano un misfatto. Uno resta in tribunale e da allora sono quattro. Quattro piccoli soldati stanno al mare fino a che uno prende un grosso granchio e ne restan solo tre. Van tre piccoli soldati allo zoo, tra un panda e un bue. Uno abbraccia l'orso bianco, l'han scampata gli altri due. Quei due piccoli soldati sotto il sole preso al molo si son tanto bruciacchiati che ne resta ormai uno solo. E quel piccolo soldato, senza gli altri del raduno, a una corda s'è impiccato. E poi non rimase nessuno.

Recensione 

E poi non rimase nessuno (conosciuto anche come Dieci piccoli indiani) di Agatha Christie è uno di quei romanzi che sembrano semplici all’inizio, ma che si rivelano costruzioni perfette man mano che si procede nella lettura. Pubblicato a puntate sul Daily Express tra il giugno e il luglio del 1939 e comparso per la prima volta in Italia nel 1946.

La storia parte da un presupposto essenziale: dieci sconosciuti vengono invitati su un’isola isolata, Nigger Island, senza possibilità di contatto con l’esterno. Ognuno di loro porta con sé un passato ambiguo, un’ombra, qualcosa che non è mai stato davvero punito. Da qui, il romanzo si trasforma rapidamente in un meccanismo a orologeria: una filastrocca infantile diventa la chiave degli eventi, e ogni morte segue uno schema preciso, quasi inquietante nella sua freddezza.

Quello che colpisce davvero non è solo l’idea del mistero, ma la tensione psicologica che cresce pagina dopo pagina. Non ci sono investigatori geniali o figure rassicuranti: i personaggi sono soli, chiusi in uno spazio ristretto e costretti a guardarsi con sospetto. Christie riesce a far emergere il lato più fragile e oscuro di ciascuno, mostrando come la paura possa trasformare le persone e spingerle verso il panico, la paranoia, persino l’autodistruzione.

Lo stile è diretto, senza fronzoli, ma estremamente efficace. Non ci sono lunghe descrizioni inutili: ogni dettaglio serve a costruire l’atmosfera o a depistare il lettore. E proprio qui sta la forza del romanzo: il lettore crede di aver capito, di aver trovato una soluzione, ma viene continuamente smentito.

Il finale è forse uno degli elementi più memorabili. Non è solo sorprendente: è anche disturbante, perché costringe a riconsiderare tutto ciò che si è letto. La soluzione non arriva come un semplice colpo di scena, ma come la chiusura logica, e spietata, di un gioco perfettamente orchestrato.

In definitiva, E poi non rimase nessuno non è soltanto un giallo, ma una riflessione sulla colpa e sulla giustizia. È un libro che intrattiene, certo, ma lascia anche una sensazione sottile di inquietudine, come se il vero enigma non fosse solo “chi è stato”, ma fino a che punto si possa davvero sfuggire alle proprie responsabilità.

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